03/12/2017 DECISIONE RESPONSABILE

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03/12/2017 DECISIONE RESPONSABILE

Secondo giorno (III parte)

Ancora una salita, un ultimo sforzo e saremo a Cahmpex-Lac, nostra meta serale.
Costeggiamo lo specchio d’acqua limpida, traversato da anitre e germani reali, dove le vette circostanti, comprese quelle più lontane e dalle cime imbiancate, si riflettono creando un’atmosfera fiabesca.
La nostra giornata di marcia avrà termine dell’altra parte del lago, quindi è giunto il momento di lasciare le redini lunghe per favorire la distensione dell’incollatura dei cavalli, fase necessaria al rilassamento delle cavalcature dopo molte ore di lavoro. Successivamente smonteremo, effettueremo “piede a terra” e allenteremo di un buco i sottopancia, azione opportuna per favorire la riattivazione delle circolazione sottocutanea nelle parti tra garrese e dorso, compresse dalla sella.
A qualche centinaia di metri dalla struttura ricettiva intravediamo Carlo, come sempre puntuale, che ci aspetta trepidante. Ha già predisposto lo spazio dove ricoverare i cavalli, quindi procediamo ad abbeverarli, dissellarli e al “governo della mano”.
Siamo in anticipo, la breve sosta effettuata per il pranzo ci ha fatto risparmiare del tempo, spazio che possiamo utilizzare per rilassarci, ognuno in autonomia.
E’ l’occasione per appartarmi con Giorgio e affrontare l’argomento che mi sta a cuore. Espongo i dubbi che mi tormentano da stamane e le conseguenti soluzioni che, considerata la situazione, ritengo ragionevoli. Potrei far saltare a Misa la mattinata di domani, trasferendo lei e il suo cavallo con il van, oppure nell’ottica di mantenere il gruppo unito, elemento che ritengo corretto, saltare tutti la parte in questione.
Giorgio non mi lascia il tempo di terminare il ragionamento in maniera compiuta, si oppone con vigore all’ipotesi che lui non effettui la parte mattutina di domani, afferma che il Tour del Monte Bianco senza La Bovine non è più lo stesso, che già lo scorso anno lo ha fatto incompleto perché l’ultima giornata è stata annullata, che gli avevo promesso che quest’anno lo avremmo fatto in maniera compiuta… Infine, con determinazione, afferma: “Io domattina La Bovine la faccio comunque, anche da solo!”
Ascolto silenzioso questo suo monologo, rifletto sul suo stato d’animo. So perfettamente cosa significhi per lui questo trekking, è un importante momento di affermazione, di conquista, la ricerca di successo, del primato personale: “il più giovane cavaliere che ha effettuato in maniera completa il Tour”. Poi il suo richiamo alla promessa fatta, al tradimento cui andrei incontro qualora non la rispettassi: una affermazione che mi spiazza, che mi mette all’angolo, come un pugile sul ring che non ha via di scampo all’incalzare dell’avversario.
Già, le promesse, il rispetto degli impegni presi, uno stile comportamentale che ha radici lontane. E’ parte sostanziale del mio essere, appartiene alla cultura e ai valori della mia famiglia, a principi etici ai quali non sono mai riuscito a sottrarmi. Dei tanti ricordi di quando ero bambino ve n’è uno che ha influenzato la mia esistenza, quando mio nonno, uomo retto e austero, un giorno mi disse: “Figliolo, ricordati che tu sei un Bedostri, e i Bedostri rispettano sempre la parola data, perché una parola è un rogito!” Una frase che mi ha segnato profondamente, una sorta di marchio di fabbrica che tutt’ora porto scolpito sulla pelle e nella coscienza. Un principio etico col quale mi sono confrontato per tutta l’esistenza. E le rare volte che ho trasgredito, per cause di forza maggiore e in situazioni imponderabili, mi sono sentito lacerato, prostrato al cospetto di quel mantra che mi rimbombava nelle meningi.
I fallimenti, quelli che pesano come macigni, non sono di natura finanziaria, non appartengono alle relazioni finite, alle insolvenze di vario genere, agli insuccessi… ma sono imputabili al tradimento della propria etica, quella a cui ti ispiri, perché così ti hanno educato; principi che hai abbracciato tuo malgrado e che hanno generando quel super-io al quale è impossibile sottrarsi.
Vivo una situazione che acuisce l’incertezza, quindi prendo tempo e dò appuntamento a Giorgio più tardi, prima di cena. Evidentemente questa giornata è caratterizzata dal travaglio.
Meditabondo passeggio solitario fino al lago, mi siedo su una panchina e osservo l’incresparsi dell’acqua mossa dal discreto alito del vento, specchio d’acqua che rimanda i cangianti colori del cielo che annunciano l’avvicinarsi del crepuscolo. La pace del luogo e l’ordine che regna nell’ambiente, opera di una mano fatata e misteriosa, mi tranquillizza, favorisce la decisione che espliciterò al gruppo dopo cena.

Questa sera con noi c’è Carlo, a tavola catalizza l’attenzione e anima il gruppo col suo estro inconfondibile. L’allegra brigata si ciba con appetito tra una battuta spiritosa e l’altra, mentre io, defilato e taciturno, attendo il momento opportuno per comunicare gli aspetti organizzativi di domani. Il tempo scorre, per me con infinita lentezza, so che quanto devo annunciare creerà disagio, quindi evito di interrompere il flusso positivo di questo bel momento. Poi, verso la fine del pasto, mi alzo da tavola, faccio un cenno a Misa affinché mi segua e insieme usciamo all’aria aperta.
Passeggiamo nei dintorni, mi sento impacciato e, nonostante abbia ben chiari i contenuti, non so come cominciare il discorso. E mentre gironzoliamo le poggio una mano sulla spalla, un gesto che raramente mi concedo nel lavoro: sono restio al contatto fisico con i partecipanti, soprattutto se di sesso femminile. Sento il suo braccio che mi cinge la vita, un atto di abbandono che tradisce illimitata fiducia in me, una situazione che acuisce il mio stato di difficoltà. Allora mi arresto, un po’ bruscamente, prendo le sue mani tra le mie e comincio a fare la disamina della giornata ormai conclusa. Le espongo le perplessità sulla sua reale resistenza fisica, spiego nel dettaglio l’ascensione di domani dove ci vuole “fiato”, scatto atletico quando bisogna lasciare spazio ai cavalli impegnati nel salto dei gradoni più alti… Le rammento che il nostro “contratto” prevede che in qualsiasi momento è mia prerogativa decidere di eludere parte del tragitto a fronte di difficoltà impreviste, in tal caso è garantito il trasferimento dei binomi al punto successivo. Quindi, per ragioni di sicurezza, è opportuno che lei eviti la mattinata di domani.
Sento le sue mani che stringono forte le mie, come volessero aggrapparsi disperatamente a un appiglio, all’ultimo prima di precipitare. Ci fissiamo a lungo negli occhi, il suo sguardo tradisce delusione, credo si senta ingannata. Il silenzio tombale che ci circonda fa lievitare il mio imbarazzo, sino a quando si distacca da me e, dirigendosi all’albergo, in maniera ermetica mi dice: “Va bene”.
Indugio ancora un po’ all’esterno, vivo appieno la frustrazione che mi procura questa sofferta scelta, ma sono consapevole che con lei non posso permettermi alcun incidente, anche lieve, perché la famiglia non vuole che pratichi l’equitazione, in particolar modo dopo l’infortunio occorsole durante la via del walser, un’eventualità che causerebbe la rinunzia forzata alla sua grande passione.

Nel mentre mi appresto a rientrare nella sala da pranzo, ho certezza che Misa abbia già reso partecipi gli altri della mia scelta, infatti il clima è radicalmente mutato rispetto a prima. In piedi, senza accomodarmi, comunico in maniera scarna orari e organizzazione per l’indomani, concludendo: “Abbiamo condiviso con Misa che domani mattina lei non sarà con noi, ci ricongiungeremo a mezzodì”.
Mi ritiro repentinamente, evitando di lasciare spazio a qualsiasi commento e, nell’allontanarmi, mi sento alleggerito, certo di avere adottato l’opzione migliore, l’unica possibile vista la situazione.
Ora devo focalizzare tutte le mie energie sul compito di domani, senz’altro non facile.

(77 – continua)

By | 2017-12-16T21:28:01+00:00 dicembre 3rd, 2017|2017, News|0 Comments

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