11/05/2018 COMPLETEZZA

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11/05/2018 COMPLETEZZA

TMBC/III ed (82)
Terzo giorno (V parte)

Terminata la lunga discesa esco dall’intimo torpore prodotto dall’insistente esplorazione del passato. Riprendo il contatto con la realtà e do’ il comando alla sezione di rimontare a cavallo. Tra circa un’ora giungeremo al punto tappa che Carlo avrà certamente identificato.
Transitiamo su un’ampia carrata pianeggiante, dal fondo erboso, manto soffice e ideale per intraprendere andature superiori al passo. Ci troviamo in uno dei tanti ambienti seducenti che si incontrano ai fianchi del Monte Bianco, scenari tra loro in contrasto, dalle infinite sfumature, che spaziano dagli audaci e austeri declivi alla dolce e accogliente prateria.
I cavalli manifestano vitalità inaspettata, si impegnano in qualche rallegrata, energia che scaturisce prorompente nonostante le otto ore di marcia già percorse. Vivo attimi appaganti, perché quanto sta accadendo è manifesta espressione della forma fisica degli equini, della preparazione atletica e della corretta amministrazione odierna delle loro energie.
La comitiva è pervasa da moti di allegria, uno stato che in parte mi contagia, ma non lenisce la condizione di malessere che mi ha pervaso sino a poco fa, sensazioni tutt’ora presenti. Non riesco a scrollarmi di dosso l’opacità che traversa la mia mente, effetto prodotto dai frustranti ricordi rivisitati durante la lunga discesa.
Arrivati al punto sosta, ricoverati e governati i cavalli, avverto in me la pesantezza della tensione accumulata durante la giornata, dove il passaggio a La Bovine, con i rischi corsi, ha rappresentato il culmine dell’intenso vissuto emozionale. Desidero ritirarmi in una stanza, restare un po’ solo, far defluire gli accumuli emotivi che solo io conosco e non lascio trapelare. Ma giunti alle camere constato che le stanze sono prive di porte, e l’agognato momento di riservatezza si dissolve in un baleno. Sono pervaso da tumulti irrefrenabili, mi sento spossato fisicamente, ancor più mentalmente, e non riesco a trattenere il disappunto che fuoriesce in maniera plateale. Una reazione che si catalizza su Carlo, vittima inconsapevole del mio sfogo, moti che, superato il culmine iroso, mi procurano sensi di colpa e dispiacere.
Dopo un po’ mi dileguo, esco all’aria aperta, mi faccio accogliere dalle luci discrete che annunciano l’affacciarsi del crepuscolo, penombre che mi acquietano. Vago per i prati circostanti alla ricerca del ricongiungimento con me stesso, cerco di ritrovare quell’equilibrio poc’anzi smarrito. Poi penso alla tappa di domani, tutto sommato priva di significative difficoltà, e gradualmente mi rassereno.

Tutti assieme, accompagnati da Carlo, andiamo a cena in un locale che lui ben conosce: in questo è una guida impareggiabile. Lentamente le residue tensioni, presenti in maniera latente nel gruppo, si allentano; la serata scorre piacevolmente, e l’inevitabile rielaborazione delle apicali esperienze affrontate oggi prende la scena nell’ormai amabile conversazione. Si ragiona sul percorso sin qui fatto, su quanto ci aspetta domani, sulle giornate future. Riflessioni corali che procurano fiducia, mista ad allegria, nei commensali.
I partecipanti scherzano, minimizzano sulle difficoltà incontrate e relative paure provate, si entusiasmano sugli obiettivi raggiunti, in alcuni frangenti mete insperate… Stati emotivi accompagnati e favoriti anche dalla buona tavola e che allentano le inibizioni. E proprio in uno di questi frangenti Lucia si rivolge a me, richiama insistentemente la mia attenzione, attende per qualche istante fino a quando i nostri occhi entrano in comunicazione empatica, poi mi dice: “Sai Tiziano, ti confesso che appena arrivata sotto La Bovine mi sono sentita svuotata, senza energia, ho vissuto attimi nei quali pensavo di non farcela, di dovermi fermare lì… e ho visto la Madonna!” Una fragorosa risata esplode tra i commensali, la battuta ne favorisce il flusso e fa da cornice al corale buonumore. Però per Lucia è un momento importante, ricco di significato profondo, rappresenta la presa di coscienza e ammissione pubblica dei propri limiti, oltre alla consapevolezza di averli superati: è per lei un passaggio che la fortifica psicologicamente e, anche in questo caso, la silente Montagna ha svolto la sua funzione formativa.

Al termine della cena ci avviamo verso la ritirata notturna, non prima di aver fatto un’ultima visita ai cavalli. Tutti assieme percorriamo il tratto di strada che ci separa dalle camere, mi trovo accanto Lucia e, mentre camminiamo silenziosi, appoggio inconsapevolmente il mio braccio sulla sua spalla, un gesto istintivo carico di affetto per quel transito fisico ed emotivo che ha traversato oggi, certamente faticoso, non facile.
Trascorsi pochi attimi sento il suo braccio che mi cinge un fianco, un contatto fisico che favorisce una comunicazione eterea, un flusso immateriale che mi fa giungere, nitida, la sua gratitudine per averla condotta nello spossante cammino verso la meta, favorendo lo sgorgare di stimoli vitali proprio quando le sue energia parevano completamente esaurite.
Dopo un po’ mi distacco con delicatezza, sono andato ben oltre a quanto il mio super-io professionale mi consente, ma la sensazione di avere fatto il mio lavoro bene e con responsabilità mi procura moti di leggerezza, aiutandomi ad andare al di là delle miserie umane riconsiderate questo pomeriggio durante la discesa a valle.
In silenzio, solo con me stesso, penso al mio mestiere, quello di guida, una professione articolata e complessa che va ben oltre il compito di accompagnare persone al cospetto delle vette, dove l’esclusiva tecnica non è sufficiente, è necessario attivare l’area del sentire e sviluppare sensibilità che sappiano cogliere quelle emozioni che si insinuano tra le pieghe della mente umana, forse anche di quella equina.
E mi dico che questo mestiere mi piace davvero, forse è proprio quello ideale per me, perché mi completa.

(82 – continua)

By | 2018-05-11T16:49:15+00:00 maggio 11th, 2018|2018, News|0 Comments