24/01/2018 PALCOSCENICO

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24/01/2018 PALCOSCENICO

Entro in scena, in quello spazio che per analogia potrebbe rappresentare un palcoscenico, luogo dove mi appresto a recitare la mia parte, prosa frutto del vissuto.
Poi, gradualmente, si affacciano altre comparse, figuranti che emanano alterigia e supponenza, atteggiamenti radicati, amplificati dal proscenio. E al loro seguito mesti quadrupedi, remissivi e dall’occhio spento, rassegnati a recitare la loro parte, sempre identica, fatta di movimenti ripetitivi e di noia mortale.
Continuo nella mia recita, interpreto il consueto copione ormai consunto dal tempo, in quell’ondeggio di parole e gesti che sortisce effetti scontati, interventi che potrebbero favorire l’osservazione e l’ascolto, ma l’aridità delle menti e degli animi, fortificata da radicate stereotipie, lascia poco spazio alle opportunità di cambiamento, comprese quelle lievi.
In questa monotona giostra incrocio degli occhi, dai quali, ogni tanto, emerge un guizzo, specchio di pulsioni mai sopite, aneliti che contrastano con la dignità annientata. E a ogni tornata lo sguardo si fa più insistente, quasi sollecitasse un mio intervento per lenire quel disagio che perdura da tempo immemore.
Mosso da istintività rompo gli indugi, riprendo la scena, do indicazioni perentorie ponendo l’accento sulla relazione consapevole, dimensione che necessità della lettura di quei segnali inequivocabili che il nostro compagno ci invia, parte sostanziale della cosiddetta competenza, oscillazioni polari che vibrano tra capire e sentire.
E’ sufficiente apporre modesti interventi, fare un passo indietro, ridurre le aspettative, alleggerire un’azione e modificare di poco la postura. E per incanto i nodi si sciolgono procurando inaspettata serenità tra gli interagenti. Variazioni colte da pochi, perché la maggior parte dei presenti è distratta, poco propensa a modificare l’atteggiamento che richiederebbe semplicemente di porsi nei panni altrui, con umiltà.
E quando mi allontano, mentre cala il sipario ormai oltre il crepuscolo, mi sento fortificato proprio da quegli occhi dove ho intravisto nuovi bagliori: speranze mai mitigate.
T.B.

By | 2018-01-28T10:53:05+00:00 gennaio 24th, 2018|2018, News|0 Comments

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