Archivio Cavall_scrivendo 2006

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Archivio Cavall_scrivendo 2006 2017-09-22T16:04:30+00:00

 

Cavall_scrivendo 2006

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Gennaio

AMORE A DISTANZA (seconda puntata)

Dopo l’incendio il branco si divise e ogni cavallo se ne andò per la sua strada. Fred era riuscito a salvare anche Tiger, uno dei miei fratelli, e noi tre partimmo insieme verso il nostro destino. Vagammo per tre giorni e tre notti attraversando terre sconosciute.

Invano cercammo un riparo. Io avevo il pelo bruciato sulla groppa, Tiger non appoggiava bene una zampa e il suo umore era pessimo. Fred non aveva nessuna ferita, ma un profondo dolore per la perdita di mia madre.

La sera del quarto giorno trovammo una piccola valle che ai nostri occhi era deserta.
Era un luogo ideale: un lago, un piccolo bosco, una bella prateria… Sembrava fatto apposta per noi.

Appena arrivati ai margini del bosco ci coricammo e io e mio fratello ci addormentammo subito.

Fred rimase a lungo sveglio a pensare. Poi, per sicurezza, volle andare ad esplorare i dintorni. Curiosò in ogni parte del bosco e fece anche il giro del lago; galoppò per la prateria e salì su una montagna.

Giunto sulla vetta guardò la vallata buia e silenziosa. Scrutò ogni angolo ed alla fine vide in basso un luccichìo. Non esitò un istante e scese in fretta la montagna. Si avvicinò cautamente alla radura da dove proveniva la luce e vide una casetta, con una stalla di fianco. Seguendo uno strano odore, avanzò verso la stalla e vide una cavalla bianca. I loro occhi si incrociarono per qualche secondo.

Improvvisamente Fred si accorse che era ormai l’alba e corse verso il bosco dove aveva lasciato i figli.

Il giorno successivo mi divertii moltissimo con Tiger. Ci tuffammo nel lago e ci rotolammo nell’erba, facendoci ogni genere di dispetti.

Intanto Fred non riusciva a non pensare alla cavalla del giorno prima. Decise che anche quella notte sarebbe andato a trovarla.
Quando arrivò il buio, restò ad aspettare finché i figli si addormentarono e subito partì alla volta della fattoria.

(continua..) Martina G.

Febbraio

AMORE A DISTANZA (terza puntata)

Io e Tiger avevamo capito che il nostro papà si comportava in modo strano e avevamo fatto finta di dormire. Quando se ne fu andato aprimmo gli occhi, ci alzammo e in silenzio lo seguimmo nel sentiero buio. Quando finalmente vedemmo la luce di una fattoria, esitammo per un attimo, ma la preoccupazione per nostro padre ci indusse a proseguire.
Arrivato alla stalla, Fred spinse la porta semichiusa ed entrò. Tiger era perplesso quanto me.Cosa poteva fare un cavallo selvaggio come Fred in una stalla? Avanzammo verso la casa di legno e sbirciammo dentro.Attraverso una finestrella vidi papà vicino a una cavalla sconosciuta. Entrammo e ci avvicinammo cautamente. Quella cavalla era bianca e bellissima. Insieme a Tiger cominciai ad annusarla e a leccarla. Avevo il presenti- mento che mi avrebbe regalato qualcosa; non sapevo cosa, non sapevo neanche se era possibile.In quel momento entrò nella stalla un vecchio umano, con il viso raggrinzito, gli occhi marroni e la bocca piccola. Era gracile e molto magro.Quando ci vide, si fermò e ci guardò incredulo. Poi avanzò lentamente verso di noi.Mi sembrava innocuo, allora andai a mia volta verso di lui. Quando giunse a mezzo metro da me, allungò una mano e mi accarezzò.Da allora diventò mio amico. Ogni giorno facevamo una bella galoppata nella prateria, poi aiutavamo il vec- chietto e Pinta (questo era il nome della cavalla bianca) nei lavoretti della fattoria.

Tra Pinta e Fred era nato un vero amore, quasi come con mia mamma. Ogni tanto, però, a papà veniva in mente la mamma e rimaneva triste per tanto tempo.

Un giorno avvenne una cosa meravigliosa: Pinta partorì una stupenda puledrina bianca. Splendente come la luna, con uno sguardo profondo e meravigliato dalla bellezza del mondo e con la pelle candida e lucente. Appena nata si guardò intorno e nitrì.

Io mi avvicinai lentamente alla cavallina e le sfiorai il muso.

Pintina cresceva e noi ci eravamo affezionati molto alla vita della fattoria. Fred e Pinta erano sempre insieme. Io e Tiger avevamo insegnato al vecchietto a usare le redini così, una volta alla settimana, lo portavamo con il carro al mercato del paese più vicino.

Pintina era un terremoto ma rispettava il lavoro degli altri e cercava di aiutare tutti.

(continua..) Martina G.

Marzo

AMORE A DISTANZA (quarta puntata)

Passarono due anni e un giorno arrivò alla fattoria un signore in sella a un bellissimo purosangue. Era elegante e aveva lunghi capelli bianchi raccolti in una coda. Ci spiegò che si chiamava Domenico e che stava cercando uno stallone bianco per il suo allevamento. Il vecchietto, che aveva bisogno di soldi per vivere e per aggiustare la fattoria, decise di vendere Fred.Alla notizia ci spaventammo tutti.Tiger voleva stare con il papà. Io volevo stare con Pintina, ma anche con Fred. Fred amava molto Pinta e non sapeva cosa gli avrebbe riservato il futuro. Pintina non voleva lasciare la mamma, ma voleva una vita avventurosa.E Pinta, che non pensava che a Fred, sentiva di non poter lasciare da solo il vecchietto.Alla fine io, Pintina, Tiger e Fred, emozionati e con le lacrime agli occhi, salutammo Pinta e partimmo con Domenico per una nuova avventura.Il mare! Non avevo mai visto il mare. La sabbia; tutta quell’acqua! I gabbiani che volavano alti. La vita in un posto del genere doveva essere sicuramente speciale.Arrivammo in un posto dove due mari si sfioravano lasciando uno stretto passaggio sabbioso. Dei fenicotteri si erano appena posati sull’acqua; le colline apparivano piccole in confronto alle montagne della mia terra natale. Giunti dove abitava Domenico, ci guardammo intorno meravigliati: non avevamo mai visto tanti cavalli tutti insieme. Una staccionata bianca si chiudeva in un grande quadrato e all’interno c’erano almeno trenta cavalli. Si chiamava “maneggio” ed era il posto dove i cavalli insegnavano l’equitazione agli esseri umani.

Ogni giorno gli aiutanti di Domenico mi portavano fuori dal recinto e mi mettevano sella e morso. Poi andavamo a fare delle belle passeggiate con gli umani. Io cercavo di stare alla larga da Dollaro, un cavallo marrone che mi aveva preso di mira, ma per il resto ero simpatico a tutti.

Così passò qualche anno. La mia vita non mi dispiaceva, anzi ero felice. C’erano Pintina, papà e i miei nuovi amici. Gli umani mi trattavano abbastanza bene; qualche volta mi sgridavano, come quella volta che avevo imparato ad aprire il catenaccio del recinto e avevo fatto scappare tutti e ci avevano ritrovato il giorno dopo a venti chilometri di distanza.

Quando arrivava la sera, mi accorgevo però che mi mancava qualcosa; era come se il mio cuore avesse ancora un po’ di spazio libero da dedicare a qualcuno.

(continua..) Martina G.

Aprile

 AMORE A DISTANZA (Quinta e ultima puntata)

Un pomeriggio di metà giugno, me ne stavo da solo a pensare ai fatti miei. Pintina era di cattivissimo umore: si era offesa perché le avevano fatto il bagno e cercava di sporcarsi di nuovo, rotolandosi sulla schiena in una pozzanghera.

Come al solito al maneggio arrivavano bambini di tutte le età per provare l’equitazione. Questa volta mi era capitata una bambina che si chiamava Martina e che avevo già visto qualche volta l’anno prima. Pintina era di nuovo felice perché aveva ritrovato la sua amica Roberta e non vedeva l’ora di correre e giocare con lei. Uscimmo tutti insieme a galoppare sulla spiaggia. Ad un certo punto sentii tirare il morso da una parte e Martina cadde nella sabbia. Mi fermai subito.

Non era stata colpa mia. Lo giuro!

Adesso avevo paura che lei avrebbe voluto un altro cavallo, soprattutto quando Stefania, il capo degli istruttori, le chiese di prendere Alex, la bestia più mansueta che c’era. Io non ero mai riuscito ad affezionarmi ad un bambino umano, perché tutti andavano via dopo pochi giorni e non li vedevo più.

Ma Martina volle me, anche se ero il più veloce galoppatore della scuderia e lei non era ancora tanto capace di cavalcare.

Volle solo me e diventammo inseparabili. Per un mese giocammo insieme e ogni sera uscivamo in gruppo. Ogni tanto galoppavamo anche nell’acqua bassa di un grande stagno. All’inizio Pintina non voleva entrare con gli zoccoli nell’acqua perché pensava che volevano lavarla; poi si convinse e giocava a spruzzare gli altri. Quando ritornavamo a casa, Martina mi dissellava, mi lavava, mi strigliava e mi dava mele e carote che a me piacevano moltissimo. Io le insegnavo a cavalcare e cercavo di fare quello che lei voleva, senza bisogno che me lo chiedesse. Insomma, ci volevamo bene.

Poi, un giorno durante una passeggiata, mi accorsi che tutti, umani e cavalli, erano tristi e zitti. Non capivo. Ero irrequieto e scuotevo la testa. Cosa stava per succedere?
Quando Martina scese di sella, fece un lungo respiro e mi spiegò che lei abitava lontano, che adesso doveva ritornare a casa sua e che non ci saremmo visti per un anno intero. Chinò subito la testa, ma io mi accorsi che stava piangendo.
Quando la vidi salire sulla macchina e andare via, il mio cuore fece un balzo, ma mi accorsi che dovevo essere anche un po’ felice: sapevo che questa amicizia sarebbe durata per sempre.

Adesso, ogni volta che cala la luce e la luna è una grande macchia d’argento nel cielo buio, io penso alla mia amica lontana. Mi manca tanto. Penso a lei tanto forte che non può non sentirmi. Le chiedo come sta e quando tornerà da me.

In un posto lontano in mezzo alle montagne, Martina stava guardando la luna. Ad un tratto sobbalzò come per un rumore distante e sentì dei brividi dolcissimi nella schiena. Poi capì e rispose: “Apache, mio caro Apache, anch’io ti sto pensando. Aspettami!”

Martina G

Maggio  Dedica per Ginger
Ginger la tua argentea coda, sventola leggera

come un’onda sopra ai mille fiori risplendenti di colori.
Alzi il muso e guardi il cielo in cui le nuvole
sono solo un sottile velo.
Muovi le zampe a ritmo sicuro spinge lo zoccolo il suolo sicuro.
Spicchi un balzo, tocchi il cielo,
non è un sogno!
E’ tutto vero!!!
La tua criniera sventola leggera
col forte vento che soffia fino a sera.
Io, Byby, chiedo a te perdono
se qualche torto ti ho arrecato
e ti chiedo umilmente
di essere tua amica.
Fatti dunque toccare,
accarezzare,
montare,
dalla tua padrona che vuole giocare.
Fammi andare in alto,
in alto voglio toccare
il cielo stellato!

BEA   

Giugno

Mi chiamo Noemi, ho 9 anni da circa 2 ho cominciato a conoscere i cavalli e il loro mondo affascinante.
Lavorare con i cavalli è molto bello e divertente e ogni volta che entro in scuderia mi sento molto emozionata.
Malgrado mi piaccia molto cavalcare mi sento ancora un po’ intimorita da questi animali così vivaci e anche un po’ bizzarri, ognuno con il proprio carattere e modo di comportarsi.
Quest’autunno durante una lezione di equitazione, essendo molto distratta, sono caduta da un pony alto un metro e niente… mi sono rotta il braccio in tre punti e ho avuto una lunga convalescenza che non mi ha permesso di cavalcare per due mesi.
Questo episodio mi ha fatto riflettere sul fatto che i cavalli abbiano delle preferenze per il cavaliere, come noi per loro e riescano a percepirne lo stato d’animo.
Credo che ci sia sempre, oppure no, una certa affinità che dipende dal carattere di entrambi.
Per cavalcare è importante essere tranquilli e molto concentrati in modo che il cavallo non riesca a sorprenderti con qualche movimento brusco, mettendosi a correre all’improvviso o saltando.
Uno dei miei sogni nel cassetto è quello di avere un cavallo tutto per me per poterlo accudire e fare lunghe cavalcate nei boschi.

Noemi B.

Luglio

Il Cavallo è un animale che ha
sempre aiutato l’uomo soprattutto per agevolarlo nei lavori più pesanti,
ma è anche un amico dell’uomo.
Durante il corso che ho frequentato
gli istruttori mi hanno fatto montare molti cavalli,
tra questi il mio preferito è
Gaia
una cavalla molto bella.
Un giorno, chissà quando,
piacerebbe avere un cavallo TUTTO MIO
(che assomiglia a Gaia).
Con i miei amici cavalli:
Gaia, Sidy, Kid, Ginger, Diana,
ho imparato a fare molte cose
di cui la più difficile
è stato impedirgli di mangiare.
Il Cavallo è diventato per me un amico con cui trascorrere
attimi di gioia, lui ti trasmette emozioni,
ti fa sentire
unico,
ma ti abbandona anche e
soprattutto, quando meno te lo aspetti,come è successo a me
quando Gaia mi ha disarcionato.

NICOL

Agosto

Cavallo: una bella esperienza!
A me piace andare a cavallo!
La mia cavalla preferita è Diana, perché è buona e brava.
Quando la monto mi sento grande.
Mi piacciono sia le lezioni, sia le passeggiate,
le passeggiate perché si sta a contatto con la natura,
le lezioni perché si imparano sempre cose nuove e
divertenti.
Il cavallo che mi piace di meno è Kid,
perché mangia troppo e quando andiamo in
passeggiata non lo riesco a tenere.
Il cavallo è un animale molto buono.
Mi piacciono molto i pony
e mi piace molto Eminent.
Quando vado a cavallo provo molte emozioni:
paura e
felicità.
La paura di cadere
e la felicità di montare,
ma la paura di cadere è forte.
Andare a cavallo mi piace e quando sarò grande ne vorrei avere uno.
Montare a cavallo è un’esperienza BELLISSIMA!

CAROLA G.

Settembre

A mia figlia
Ormai è l’imbrunire, il traffico è completamente bloccato
nella piazza, davanti alla bella chiesa,
un rumore assordante di clacson e centinaia di persone
– a bocca aperta – a vedere
quel cavallo in nero e quella sposa in rosa… io allegramente me ne fotto
sia della folla allocchita sia degli strombazzamenti imperiosi:
gli occhi pieni di lacrime e di bellezza…
poi il cavallo indietreggia piano, si volta impaziente per andar via,
la mano si alza appena appena,
allora il morello abbassa i garretti – e lento e cadenzato prende
-ancheggiando – “a far ciambella”
tra gli applausi del pubblico… la mano -poi -si allenta ;
e il gran destriero parte, lento, sprezzante, arrogante e prepotente.
Non c’è più, ma si sente ancora battere il suo corso barocco
sull’asfalto nero diventato specchio lucente e viscido
per l’acquazzina della sera

ANONIMO

Ottobre

E’ la leggerezza che attribuisce
all’alta equitazione la sua reale impronta
e all’addestratore che la pratica,
la vera qualità del suo talento

GENERALE L’HOTTE   

Novembre

Quel destrier che all’albergo è vicino
Più veloce si affretta nel corso,
non l’arresta l’angustia del morso,
non la voce che legge gli dà

METASTASIO, olimpiade, atto I, scena III 

Dicembre

L’AMICIZIA E’ UNA SOLA ANIMA
CHE VIVE IN DUE CORPI

ARISTOTELE

e quanto sarebbe bello che fra un uomo e un cavallo,
impegnati al limite delle loro possibilità,
potesse nascere una unione tale da rassomigliare all’amicizia…!

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