Archivio Cavall_scrivendo 2013

Cavall_scrivendo 2013

Archivio

Gennaio

 Un tempo, chi era in grado soltanto di 

“stare sopra un cavallo”

non era cavaliere.

Solo colui che era senza macchia e senza paura,

solo chi difendeva i deboli e

lottava contro il male,

in altri termini, solo chi aveva alti principi etici

poteva diventare cavaliere.

(Giancarlo Mazzoleni)

Febbraio

“L’utilizzo del cavallo nell’attività agonistica,

così come nell’equitazione in generale,

negli attacchi e nel volteggio,

deve adeguarsi alle sue attitudini,

ai suoi mezzi e

alla sua disponibilità.

La manipolazione delle prestazioni del cavallo

per mezzo di farmaci o

di altre pratiche poco rispettose della sua natura

deve esser rifiutata e

sanzionata.”

(Linee Guida Etiche)

Marzo

In tutte le discipline equestri il cavallo è sovrano.

 (Codice di comportamento FEI) art 1

 Peccato…

  • Peccato che l’uomo – il cavaliere? – si dimentichi spesso dell’ATTORE PROTAGONISTA, di quel compagno generoso che gli consente di primeggiare, di dissetare il proprio ego, di soddisfare il proprio istinto vanesio, di sopperire alle proprie incapacità tecniche…
  • Peccato che gli “addetti ai lavori” definiscano il cavallo come il “mezzo”, quel mezzo da cambiare quando, esausto a causa di lavoro “improprio”, manifesta il suo legittimo dissenso nell’esecuzione di un salto o di altra performance…
  • Peccato che in tanti anni abbia sentito raramente, durante le cerimonie di premiazione o eventi similari, un pensiero di gratitudine rivolto al cavallo…
  • Peccato che il “trainer” sia prevalentemente orientato a “domare” piuttosto che addestrare, persuadere, collaborare…
  • Peccato che la Federazione planetaria degli sport equestri abbia stilato un buon codice di condotta e non venga mai esposto e/o spiegato in alcuna scuola di equitazione
  • UN VERO PECCATO!

 Eppure…

  • Eppure esistono angoli del pianeta nel quali i cavalli galoppano liberi e gioiosi in branco…
  • Eppure capita di scorgere dei cavalli liberi in campo ostacoli che spontaneamente li saltano, seguendo un ancestrale istinto…
  • Eppure ci sono uomini che osservano i cavalli, li ascoltano e imparano…
  • Eppure c’è chi esprime al cavallo gratitudine, una semplice carezza può offrire nuove dimensioni comunicative e relazionali…
  • Eppure c’è chi ha vissuto la dimensione del binomio, quello stato di fusione tra uomo e cavallo, di intesa oltre i gesti tecnici, un’unica entità che si muove all’unisono…

EPPURE E’ POSSIBILE!!!

T. B.

Aprile

Il benessere del cavallo

deve predominare sulle esigenze degli allevatori,

degli allenatori,

dei cavalieri,

dei proprietari,

dei commercianti,

degli organizzatori,

degli sponsor e

degli ufficiali di gara.

 

(Codice di comportamento FEI) art 2

 Benessere …

Ben – essere

1 Stato felice di salute, di forze fisiche e morali (le fatiche e gli esercizi che giovano al ben essere corporale – Leopardi)

2 Condizione prospera di fortuna e agiatezza

3 Sensazione soggettiva di vita materiale piacevole …

(dal vocabolario Treccani)

Un’osservazione …

Sovente i cavalli si affacciano alla porta del box con le orecchie protese ad ascoltare rumori impercettibili, con le nari dilatate per percepire odori impalpabili, con gli occhi immobili che scrutano orizzonti infiniti, quegli occhi che probabilmente ricercano lo status di equino perduto …

Forse l’uomo nella relazione millenaria con il cavallo, rispondendo all’ancestrale attrazione che permea da sempre questo misterioso rapporto, ha imposto una relazione tendente ad umanizzare il cavallo, partendo dal proprio punto di vista …

A fin di bene, assolutamente a fin di bene, soprattutto nel terzo millennio …

Una semplice osservazione, una chiave di lettura possibile, uno stimolo alla riflessione.

T. B.

 

 

Maggio Tutte le cure mediche somministrate al cavallo devono essere volte ad assicurare la salute e il benessere.

(Codice di comportamento FEI) art 3

Prendersi cura…

Un giorno decisi di dedicarmi ai cavalli perché avevo scoperto che essi, a differenza degli umani, per loro natura non possono mentire.

I cavalli non parlano, ma ci comunicano il loro stato d’animo attraverso molteplici gesti ricchi di significato che l’uomo attento, con un atteggiamento orientato all’ascolto,  può cogliere, prendendosi cura e accudendo in maniera adeguata quel prezioso compagno di cammino che è il cavallo.

Ciò determina la differenza tra un cavaliere e un “Uomo di Cavalli”.

T.B

 

Giugno Un livello ottimale de essere incoraggiato emantenuto nei campi dell’alimentazione,e della salute, igiene e della sicurezza.

(Codice di comportamento FEI) art 4

Compromesso…

Una forma di agire e di porsi sempre più utilizzata dagli umani, un approccio che spesso offre alibi alle coscienze, una modalità che consente facili scappatoie…

E allora, nella pratica quotidiana del governo del cavallo, se: il fieno e il mangime sono di scarsa qualità, le lettiere sono insufficienti e maleodoranti, non viene dedicato sufficiente tempo per la ginnastica funzionale quotidiana, la verifica dello stato di salute non procede con regolarità periodica, i ricoveri sono inadatti e fatiscenti…

Allora, è questione di COMPROMESSI!!!

Dimenticando che il compromesso è definito genericamente come: “accordo, impegno reciproco assunto da più persone di procedere a un’azione d’interesse comune …”  (vocabolario Treccani)

In questo caso le scelte e decisioni sono univoche…

                                                                                                                                             T.B.

Luglio

Un ambiente sano dovrà essere mantenuto durante il trasporto dei cavalli.

Devono essere prese delle misure adeguate per permettere la buona areazione, nonché  per foraggiare ed abbeverare regolarmente i cavalli.

 

(Codice di comportamento FEI) art 5

Si, viaggiare …

Il cavallo è istintivamente portato a frequenti spostamenti, seguendo un impulso innato che madre natura gli ha fornito, trasferimenti indispensabili  alla propria sopravvivenza, necessari per procacciarsi il cibo ed essere meno vulnerabile nei confronti dei predatori.

L’osservazione dei cavalli inselvatichiti ci conferma la loro attitudine a spostarsi in branco, la capacità di percorrere lunghi tragitti e quella di adattarsi ad ambienti estremamente differenti tra loro.

Nell’incontro con l’uomo il cavallo ha messo a disposizione la sua mobilità, forza, resistenza e velocità, il suo formidabile senso di orientamento, ha favorito lo scambio commerciale e culturale tra i popoli, sacrificando il bisogno di vivere in branco, rinunciando ai propri ritmi.

Poi, un giorno, l’uomo inventò la locomotiva e successivamente i mezzi  motorizzati… allora per il cavallo gli spostamenti divennero più rapidi, innaturali, l’orientamento più complicato e la capacità di adattamento difficoltoso…

La partenza di un cavallo con un van è sempre accompagnata da prolungati nitriti, a tratti pare di cogliere attimi di disperazione, sovente questi richiami durano per parecchi chilometri, fino a quando i ricettori sensitivi perdono il contatto con i segnali arcaici che i cavalli si inviano tra loro.

Evitando ogni dietrologia, sarebbe sufficiente che l’uomo, ogni tanto, salisse sul van, di fianco al cavallo, e semplicemente lo osservasse, ne trarrebbe stimoli di riflessione interessanti.

E come recitava una nota canzone:

“Si, viaggiare, evitando le buche più dure…”

 T. B. 

Agosto  Dovrà porsi attenzione al miglioramento dell’istruzione, sull’allenamento

sulla pratica dello sport equestre,

come anche sulla promozione degli studi scientifici sulla medicina equina.

 

(Codice di comportamento FEI) art 6

Un  settore, quello dell’equitazione, dove troppo spesso l’improvvisazione è preponderante rispetto alla professionalità in senso ampio, ambito nel quale la presunzione, coniugata a supponenza, ha il sopravvento rispetto alla riflessione, al mettersi in discussione, fattori che dovrebbero essere elementi irrinunciabili per coloro che esercitano attività orientate all’istruzione e/o alla formazione, qualsiasi sia l’ambito professionale in cui operano.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un impoverimento culturale, in senso globale, del Corpo docente nel nostro settore, frutto di logiche che hanno privilegiato le “relazioni amicali” a dispetto della meritocrazia e della qualità.

Tecnici e istruttori in maniera sempre più diffusa abbracciando la logica comune orientata al raggiungimento del “risultato ad ogni costo”, in tempi brevi e con il minimo impegno; si orientano all’acquisto del “mezzo” per il proprio allievo/cliente che dovrebbe sopperire all’assenza di una istruzione di base, oltre a fornire interessanti plusvalenze economiche…

Troppo spesso nelle scuole di equitazione ci si dimentica delle opportunità che possono offrire i cavalli della scuola, approccio al quale mi sono sempre ispirato e che mi ha consentito di raggiungere buoni risultati in molteplici discipline offrendo, tra l’altro, concrete opportunità di crescita ad allievi che altrimenti avrebbero abbandonato l’equitazione. Questi cavalli, preziosi collaboratori, si sono resi disponibili ad affrontare con successo molteplici discipline (a livello di base) contribuendo alla formazione di cavalieri polivalenti (completi), riprendendo il filo conduttore di quell’equitazione che vedeva nella campagna il fine ultimo dell’addestramento del binomio.

Si, proprio il binomio: quella situazione di intesa e fusione tra uomo e cavallo che può scaturire solo dopo anni di lavoro paziente, frutto di reciproche attenzioni, soprattutto da parte del cavaliere. Un lavoro lungo e faticoso, ma foriero di uno stato di grazia inappagabile.

T.B.

Settembre

Nell’interesse del cavallo,

la salute e la competenza del cavaliere sono ritenute essenziali.

 

(Codice di comportamento FEI) art 7

Mens sana in corpore sano…

La nota locuzione latina viene spesso erroneamente interpretata: “in un corpo sano c’è una mente sana”.

Invece la satira decima di Giovenale è volta a mostrare la vanità dei valori o dei beni (come ricchezza, fama e onore) che gli uomini cercano con ogni mezzo di ottenere. Solo il sapiente vero si rende conto che tutto ciò è effimero e, talvolta, anche dannoso. Nell’intenzione del poeta, l’uomo non dovrebbe aspirare che a due beni soltanto, la sanità dell’anima e la salute del corpo: queste dovrebbero essere le uniche richieste da rivolgere alla divinità, che, sottolinea il Poeta, più dell’uomo sa di cosa l’uomo stesso ha bisogno (Wikipedia).

Un’occasione di meditazione…

- Peccato che il “cavaliere” non si soffermi a scrutare nel profondo gli occhi di quel silente e leale collaboratore, perdendo attimi forieri di emozioni profonde…

T.B.

Ottobre  Ogni forma di equitazione e

ogni modo d’allenamento dovranno tenere conto

del cavallo in quanto essere vivente

ed escludere ogni tecnica d’allenamento che sia considerata illegale dalla F.E.I

 (Codice di comportamento FEI) art 8

“Errare humanum est, perseverare autem diabolicum!”

Un’antica questione quella sull’oggettività e/o soggettività del pensiero, dell’azione, dell’interpretazione …

Allora, se un cavallo manifesta difficoltà fisiche, psicologiche o comportamentali con le conseguenti esternazioni di insofferenza, difesa e fuga …

Allora le “scienze” umane arrivano in soccorso, con la “oggettiva” capacità di interpretare in maniera inequivocabile qualsiasi tipo di “patologia” equina, quindi, identificando la soluzione perfetta per ricondurre il cavallo sulla “retta via”…

E allora, lo scienziato umano, conscio delle sue oggettive conoscenze e competenze, interviene con qualche “aiutino”, ovviamente operato nell’interesse del cavallo…

Quindi: sbarrare è uno “stimolo all’attenzione”, le stinchiere chiodate servono a “sensibilizzare al rispetto dell’ostacolo”, saltare un largo contro-invitante “favorisce la concentrazione”, saltare con le redini di ritorno “aiuta l’equilibrio del cavallo”…

Tutto questo, ovviamente, nell’interesse del cavallo …

E i cavalli, colpiti da tanta saggezza, ringraziano sentitamente

l’ Homo Sapiens

T.B. 

Novembre

Le Federazioni Nazionali

dovranno istituire delle forme di controllo adeguate

affinché il benessere del cavallo sia rispettato

da tutte le persone ed organi nelle rispettive giurisdizioni.

 

 

(Codice di comportamento FEI) art 9

La volpe e l’uva

Il regno animale è composto da infinite specie, tra questa pare ce ne sia una più evoluta, ci dicono sia quella umana.

L’uomo parla, scrive, elabora pensieri complessi e, in virtù di queste prerogative, ha codificato delle regole ben circostanziate atte alla definizione dei comportamenti da tenere nelle relazioni sociali, quindi anche in ambito sportivo.

Le specie animali, in particolare quelle che vivono in branco, seguono regole ben precise, non scritte, motivate semplicemente dall’istinto di conservazione, procreazione, evoluzione… e mai trasgredite.

Sorge un dubbio: come mai è così difficile per l’uomo rispettare i codici da lui stesi e frutto di tanta sapiente elaborazione?

Forse una risposta ce la dava già Esopo in epoca remota con la favola de “La volpe e l’uva”, un’ulteriore risposta ce l’ha data Festinger in epoca più recente con la “Teoria della dissonanza cognitiva”, forse…

Probabilmente la spiegazione è più ovvia,  i cavalli – gli animali in genere – non mentono, non sanno mentire, non possono mentire, glielo impedisce un codice di comportamento ben definito e mai stilato, mentre l’uomo è un abile menzognero, in primis nei confronti di se stesso.

Sarebbe interessante comprendere cosa pensano i cavalli, utilizzati per millenni dall’uomo, quando osservano le furbizie messe in atto dal loro “compagno” di lavoro, di avventura e di sport.

Per fortuna del genere umano, i cavalli non parlano.

T. B.

Dicembre

I regolamenti nazionali e internazionali dello sport equestre

riguardante la protezione del cavallo

devono essere non solo rispettati durante i concorsi nazionali e internazionali,

ma anche durante gli allenamenti.

I regolamenti dei concorsi dovranno essere continuamente  aggiornati

al fine di assicurare il rispetto del cavallo.

(Codice di comportamento FEI) art 10

Rispetto

Il dizionario Treccani ci aiuta nella comprensione etimologica e del significato del termine rispetto, infatti recita:

-         sentimento e atteggiamento di riguardo, di stima e di deferenza, devota e spesso affettuosa, verso una persona… con riferimento alla manifestazione concreta di tale sentimento mediante azioni o parole

-         sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno e, quindi, ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderli… (per estensione riferito agli animali, alle piante, alle cose…)

-         osservanza, esecuzione fedele e attenta di un ordine, di una regola, di una norma o di una prescrizione…

Rispetto. Un concetto semplice da comprendere, forse sfuggito ad esimi docenti federali che, pare, abbiano recentemente suggerito ad un allievo di un corso per quadri tecnici (futuri formatori ed educatori sul campo) di somministrare al proprio cavallo un “aiutino” perché, il medesimo,  presentava evidenti irregolarità di andatura e avrebbe dovuto affrontare il giorno successivo la prova pratica (Test Caprilli – sic!), rassicurando il malcapitato che in quella circostanza “non erano previsti controlli specifici”.

Voci, naturalmente voci, per carità solo voci…

Nel percorso riflessivo sul Codice di comportamento della FEI, un cammino durato dieci mesi, ho evitato di addentrarmi in casi specifici, forse memore delle conseguenze che patii quando in passato lo feci, una presa di posizione che mi procurò una denunzia alla Procura federale (in maniera pretestuosa e priva di fondamento) opera proprio di coloro – vertici sportivi a vario titolo e grado – che avrebbero dovuto vigilare sul benessere del cavallo impegnato in manifestazioni agonistiche, preoccuparsi della sua salute e garantirne l’incolumità. Correva l’anno 2004 e per il terzo anno consecutivo moriva un cavallo a seguito di una gara internazionale di endurance in Valle d’Aosta…

Armato di carta e penna iniziai un cammino orientato alla sensibilizzazione delle “persone di buona volontà”, nel tentativo di sovvertire quell’atteggiamento di indifferente omertà che permeava – tuttora permea – il settore dell’equitazione; una strada irta e piena di insidie che mi ha procurato momenti di tristezza, delusione, scoramento e rabbia, ma grazie all’incontro con persone intellettualmente oneste, un popolo in costante crescita nel mondo del cavallo, ho trovato la forza e l’energia per proseguire nel viaggio intrapreso, consapevole che lentamente ci stiamo avviando verso una nuova alba.

Sono sempre più convinto che le “leggi” umane servano a ben poco, ma sia principalmente e soprattutto

una questione culturale.

                                                                              T.B.

 

 

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