Archivio Cavall_Scrivendo 2018

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Archivio Cavall_Scrivendo 2018 2018-12-01T16:46:18+00:00

Gennaio

La gioia essenziale di stare con i cavalli è il mettersi a contatto con i rari elementi di grazia, bellezza, spirito e fuoco.

(Sharon Ralls Lemon)

Febbraio

Lui sa quando sei felice

Lui sa quando sei a tuo agio

Lui sa quando sei sicuro

E lui sa sempre quando hai lo zuccherino.

(Anonimo)

Marzo

Il cavallo possedeva al massimo una qualità che faceva dimenticare tutti i suoi difetti; aveva il “sangue”, sangue “che si fa sentire”, come dicono gli inglesi.

I muscoli fortemente rilevati al di sotto della rete delle vene, distesi sotto la pelle sottile, mobile e liscia come raso, sembravano duri come ossa.

La testa asciutta, con gli occhi in rilievo, luminosi e vivi, si allargava verso le froge prominenti dalle membrane iniettate di sangue all’interno.

In tutta la linea della cavalla, e in particolare nella testa, c’era qualcosa di volitivo e nello stesso tempo di dolce.

Era una di quelle bestie che sembra non parlino solo perché la conformazione della loro bocca non lo permette.

(Lev Tolstoj)

Aprile

Vai dalle persone per le opinioni e dai cavalli per le risposte.


(Anonimo)

Maggio

Il cavaliere non pretenderà di vincere la paura del suo cavallo, se non sia certo di aver vinto, anzitutto, la propria!


(Alessandro Alvisi)

Giugno

I fondamenti della comunicazione tra uomo e cavallo si riferiscono a tre principali aspetti: la fiducia, il rispetto, la connessione. Tutte le risposte si trovano dentro a questi tre concetti. Quando i tre aspetti si congiungono si raggiunge la massima intesa uomo-cavallo.


(Lorenzo Capellini)

Luglio

Se io dipingo un cavallo selvaggio, magari non vedrete il cavallo ma senz’altro vedrete il selvaggio.


(Pablo Picasso)

Agosto

EMOZIONI

Cammino per i sentieri che passano tra le verdi montagne,
in una tiepida giornata di fine agosto!

Di tanto in tanto mi addentro negli odorosi boschi.

Intorno c’è silenzio,
tutto rievoca in me pace e serenità.

All’improvviso la terra comincia a tremare,
l’aria si riempie del loro dolce odore!

Ora all’orizzonte si scorgono imponenti zoccoli
di un intrepido branco di cavalli selvaggi.

Il loro armonioso galoppo
si staglia sullo sfondo di un indimenticabile tramonto!

Le loro criniere sembrano essere accarezzate dal vento
e il sole le riflette, rendendole scintillanti.

Il silenzio viene rotto dai loro dolci nitriti!

Lo scenario si trasforma in un meraviglioso dipinto
che trattiene in sé la bellezza, la grazia, la libertà
dei nobili destrieri.

Ed ecco un sobbalzo.

Il fiato si mozza, la parola mi abbandona, rimane lo stupore.

Segue un lungo sospiro…

E il mio cuore si riempie di gioia!

(Claudia)

Settembre

Sono sempre stato considerato un tipo…strano. Un albero diverso da tutti gli altri delle foresta. E per questo sbagliato. In famiglia, tra i parenti, al liceo… ovunque. Il motivo? Ero sempre lì a parlare, a pensare, a sognare. Le mie mani hanno sempre avuto il loro odore dentro, fin sotto alle unghie il loro odore. Quell’odore che non se ne va via nemmeno dopo mille docce. Quell’odore che per gli altri è una sgradevole aroma. Io come molti voi ho vissuto quella specie di Aparthaid all’interno di gruppi sociali urbani. In sostanza, se non parli di calcio, automobili, vacanze tutto compreso alle Maldive, etc… non sei socialmente affidabile. Ho sprecato anni di vita a tentare di spiegare ai civilizzati e normodotati membri della nostra computerizzata civiltà che amare i cavalli ci regala la capacità di affrontare la vita in modo diverso. Il sottile confine tra forza e vulnerabilità che disegna l’anima dei cavalli è lo stesso fil rouge che segue la vita di ognuno di noi. La ricerca dell’equilibrio, dell’armonia, pensiero caro a tanti filosofi dell’antica Grecia, è la strada da seguire per conquistare il cuore dei cavalli e, secondo me, per vivere in sintonia con la gioia ed il dolore della nostra esistenza. E’ un concetto semplice, ma come sempre la nostra civiltà tende ad associare alla semplicità l’idea della stupidità. Se una cosa è semplice è poco intelligente. Credo invece che se tutto questo vivere fosse ridotto ai minimi termini esistenziali, noi, i cavalli ed il resto del mondo avremmo giorni più sereni ogni giorno. Ma credo sia giunto il momento di smettere di scrivere come un Dalai Lama. Inutile spiegare tutto questo a gente che non ascolta. Per quanto mi riguarda possono tenersi i mondiali di calcio, le elezioni, gli ipermercati, i centri commerciali, i telefonini ultimo modello, le ADSL, le ASL, i codici a barre, i microchip. Che nascondano nelle tasche tutti i soldi che possono. Che sappiano la formazione della Juventus a memoria, che in edicola comprino pure il Corriere dello Sport, io mi tengo i cavalli. I miei amici con quattro ferri e una coda. Ho tanti libri da leggere. Tante cose da scrivere. Domani è sempre il primo giorno del resto della mia vita. Alla fine sono soltanto uno che parla di cavalli. Come voi. Un uomo di cavalli. Convinto, fiero, assolutamente tranquillo. Sono quello che ho sempre voluto essere. Non fatevi mai abbattere dai normali. Cosa vuol dire essere normale? Ascoltare le partite e andare a messa alla domenica alla stessa ora? Pensateci bene… Gesù era un tipo normale? Leonardo? Ghandi?
Che cavolo. Neanche Bruce Spingsteen è uno normale. Difendete la vostra anormalità. Parlate di cavalli. Infischiatevene. Life is short. Ride, love, laught.

 

GENTE DI CAVALLI
di Andrea Mischianti

Ottobre

Io ci metto il cuore…

non parlo di sensibilità.. non è leggerezza..
io parlo del cuore in cui il sangue si pompa… che va al cervello…
alle gambe… alle guance arrossate..
io ci metto il cuore…
in ogni singolo passo… per sentire il respiro… l’affanno…
i muscoli tesi…
io ci metto il cuore…
da lì viene il coraggio… la forza… la passione…
io ci metto il cuore ogni mattino che mi sveglio all’alba…
ogni volta che lo guardo, che lo accudisco… che mi ritrovo in simbiosi con lui…
ci metto il cuore…
l’ardore di un galoppo… no… non è adrenalina…
è il cuore che pompa in un trotto maestoso… che mi spinge in avanti…
è il cuore che mi guida…
che guida l’energia del mio sangue…

non toglietemi il mio cuore… è la mia vita.

(Mik)

Novembre

IL MIO CAVALLO!!!

Lui…
quel lui che è riuscito a darmi tutto…
lui che con pazienze mi sopporta…
lui che con i suoi occhi mi fa sciogliere il cuore…
lui che con uno sguardo riesce a capire…
lui che mi fa arrabbiare ma dopo facciamo subito pace…
lui che ogni tanto mi fa piangere…
lui che mi fa provare nuove emozioni…
lui che mi coccola ogni volta che glielo chiedo…
lui che mi ha fatto capire tante cose…
lui che ogni giorno amo sempre di più…
solo lui….

 

(Anonimo)

Dicembre

A te, mio padrone, rivolgo questa preghiera:
Dammi spesso da mangiare e da bere; e, quando la mia giornata di lavoro è finita, provvedimi una lettiera asciutta e pulita ed una stalla abbastanza larga perché io possa giacere comodamente.
Ogni giorno controlla i miei piedi e governami con una spugna bagnata.
Quando rifiuto il cibo, guardami i denti; può darsi che un’ulcera m’impedisca di mangiare.
Siccome non posso dirti quando ho sete, fammi bere spesso acqua fresca e pulita, anche durante il lavoro; ciò mi eviterà la colica ed altre malattie.
Parlami: la tua voce è talora più efficace della frusta e delle redini.
Accarezzami sovente perché io possa imparare ad amarti ed a servirti meglio.
Non tirare la mia testa in alto col filetto, cosa che mi reca gran dolore al collo ed alla bocca e mi impedisce di sviluppare tutte le mie forze e di salvarmi dalle cadute.
Non tagliarmi la coda, privandomi così della migliore mia difesa contro le mosche ed i tafani che mi tormentano.
Non dare strappate alle redini, e nelle salite non mi frustare. Non darmi calci, non battermi quando non capisco quello che vuoi, ma fa che io possa intenderti. Se mi rifiuto, assicurati che il morso ed i finimenti non siano fuori posto e che non vi sia qualche cosa nei piedi che mi dà dolore. Se mi adombro, non percuotermi, ma pensa che ciò può dipendere dall’uso dei paraocchi che m’impediscono di veder bene, o da difetto della mia vista.
Non obbligarmi a trascinare un peso superiore alle mie forze, né a camminare presto sulle strade sdrucciolevoli. Quando cado abbi pazienza ed aiutami, che io faccio del mio meglio per mantenermi in piedi; e se inciampo, considera che ciò non dipese da colpa mia, e non aggiungere alla mia impressione per lo scampato pericolo il dolore delle tue frustate, che aumentano la mia paura e mi rendono nervoso.
Cerca di ripararmi dal sole. E quando fa freddo mettimi una coperta addosso, non quando lavoro, ma quando sto fermo.
Ed infine, mio buon padrone, quando la vecchiaia mi rende inutile, non condannarmi a morire di stenti e di dolore sotto la sferza di un crudele; ma toglimi tu stesso la vita, senza farmi soffrire: e ne avrai merito.

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